….che bella esperienza la Gita in MAROCCO

L’arrivo. Sabato..

 

L’aereo atterra a Marrakech in un assolato sabato mattina di marzo. Dei pulmini ci aspettano per accompagnarci ad Ouarzazate, dove arriviamo in tarda serata. Prendiamo possesso delle nostre camere d’albergo e andiamo a ritirare i pettorali per la corsa del giorno dopo. Alcuni di noi saranno impegnati nella gara di trenta chilometri nel deserto roccioso. Altri si cimenteranno nella corsa di dieci chilometri su un tracciato che attraversa le strade della cittadina marocchina, nota per essere la sede di numerosi studi cinematografici.

 

La corsa. Domenica…

 

L’orario della partenza si avvicina, ma i partecipanti alla corsa sembrano non avere troppa fretta… del resto in terra africana il tempo sembra dilatarsi e scorrere più lentamente.

Si parte, finalmente… e dopo pochi chilometri il percorso abbandona l’asfalto della città e abbraccia il deserto roccioso, con le sue montagne di pietra che dominano un paesaggio bersagliato dal caldo sole africano.

 

Ouarzazate sfuma sullo sfondo e i rumori della cittadina cedono il passo al silenzio, che accompagna i corridori nella loro personale sfida… i nostri si comportano bene, concludendo le loro fatiche ognuno con i  suoi  tempi e ognuno con la sua personale e preziosa vittoria…

Contemporaneamente alla corsa di trenta chilometri si disputa anche la gara di dieci chilometri, che vede una nutrita partecipazione degli atleti della Podistica Pratese.

 

Il deserto. Lunedì…

 

Arriviamo in tarda serata, in sella a dei dromedari, a un accampamento berbero. Abbiamo a nostra disposizione delle tende, dove posiamo i nostri zaini. La notte, intanto, cala su di noi e le stelle, come tante e luminose sentinelle del deserto, ci scrutano dall’alto, in tutto il loro misterioso splendore. Poco dopo sorge anche la luna, che illumina  con la sua fioca luce il mutevole paesaggio di sabbia che circonda l’accampamento. Ceniamo con piatti tipici locali e dopo cena assistiamo allo spettacolo  dei berberi… la musica sembra svanire nell’infinito, del quale il deserto è, forse, solo un riflesso…

 

Marrakech. Martedì e mercoledì…

 

Arriviamo a Marrakech martedì sera, dopo un viaggio in pullman che ha mietuto molte vittime fra i nostri… a causa delle numerose curve affrontate dai pulmini per attraversare la catena montuosa del Monte Atlante che separa il deserto dalla capitale marocchina… dopo una squisita cena a base di pietanze locali, molti di noi scelgono di recarsi in piazza Yamaa El Fna, che qui è comunemente denominata La Plaza.

Essa ci accoglie con le sue  mille luci che offrono uno spettacolo forse un po’ artificiale agli occhi del turista… ma basta allontanarsi un po’ dalla piazza principale della capitale marocchina per assaporare gli odori,  i sapori e i suoni che animano questo lembo d’Africa: piccoli negozi che si susseguono a brevissima distanza tra loro, con in vendita una miriade di oggetti; vicoli stretti affollati da passanti; motorini che sfrecciano pericolosamente in mezzo alla folla; ragazze il cui corpo è avvolto da un velo integrale, dal quale si apre, come una finestra, uno squarcio dal quale, sospettose, guardano il mondo con i loro magnifici occhi, alla caccia di turisti ai quali cercare di vendere i loro bracciali… è questo un piccolo spaccato d’Africa autentica, così diverso dai viali alberati ai cui lati sorgono gli alberghi riservati ai turisti…

Nel pomeriggio della giornata di mercoledì andiamo a visitare il giardino botanico… un’oasi di silenzio nel bel mezzo della capitale marocchina… con una grande varietà di piante e di fiori che si offrono agli sguardi dei visitatori. E’ piacevole godere del silenzio e della calma del posto, come se il tempo rallentasse ulteriormente in questo piccolo paradiso dei colori.

 

Il ritorno. Giovedì…

 

La mattina del giorno del rientro ci svegliamo con un cielo grigio dal quale scende una sottile e fastidiosa pioggia. Molti di noi, nonostante il brutto tempo, decidono di recarsi comunque nel centro di Marrakech, per un’ultima visita alla città. A mezzogiorno saliamo a bordo dei pulmini che ci scortano fino all’aeroporto. Salutiamo Marrakech… rientriamo  a Pisa in tarda serata, stanchi ma felici per questa bellissima avventura…

Matteo Gianotti