… BELLISSIMA GIORNATA…

Bellissima giornata. Una mattinata fredda ma splendida!
Anche quest’anno sono a Figline in compagnia della signora (e padrona) pronto a fare i miei tredici chilometri.
Mi affretto a partire visto che non competo se non con me stesso e, soprattutto, non voglio essere agguantato su qualche sentiero stretto dai runners (io sono un walker) e calpestato senza troppi riguardi. Loro sono in gara!
La partenza è comoda, tutta in discesa verso Villa Fiorita. La strada è stretta in qualche punto e un po’ di attenzione al traffico si impone. Fortunatamente anche altri fanno la strada con me. In particolare punto una coppia a circa duecento metri avanti e cerco di andarli a prendere.
Dopo circa un chilometro si gira  a destra verso i poggi e la strada inizia a salire, dapprima lentamente e poi, superato un gruppo di case, diventa ripidissima e si inerpica nel bosco. La coppia che usavo come bersaglio si è avvicinata parecchio ma in compenso il fiatone aumenta e la potenza nelle gambe diminuisce. La lingua oramai la arrotolo sul braccio tanto mi esce di bocca! Sulla destra si iniziano a scorgere i primi scorci della vallata illuminata dal sole mentre l’occhio inizia a scrutare i bordi del sentiero a caccia di asparagi. E’ presto ma non si sa mai!
Ad un certo punto il cuore mi rivolge un appello con voce alterata:
Ma ti vuoi fermare qualche secondo o no? Se continui così io entro in sciopero!-
O se sono già fermo, di che tu ti lamenti?- Rispondo piccato.
Unn’è vero, e tu sbatti ancora gli occhi!
Accasciato contro un albero recupero un po’ di fiato e  riparto. Intanto i miei bersagli sono scomparsi. Piano piano esco dal bosco ed incontro un gruppo di motociclisti che si informano sulla gara. Gli raccomando prudenza e proseguo fino alla via di Bellavista proprio di fronte ad una bellissima villa oramai pericolante.
La strada diventa pianeggiante e riprendo vigore rapidamente costeggiando i muri di un altro edificio oramai in rovina. Secondo me si tratta di un convento o qualcosa di simile data la presenza di una piccola vela per campane. Il posto è bellissimo e se vinco al superenalotto compro tutto e mi ci trasferisco!
Fatto qualche centinaio di metri si volta a destra (un solerte addetto mi saluta e mi indica la strada) e incomincia la discesa. Seguendo i consigli della padrona (anche le zucche vanno in discesa) allungo il passo e in breve sono al primo ristoro. Un bicchiere di te, quattro chiacchere con i simpatici addetti e via, inizia il percorso di tredici chilometri. La macchinetta dei tempi mi informa regolarmente dei tempi impiegati. Faccio ridere!
Il tratto in discesa mi permette di recuperare passando tra le ville sfiorando macchinoni prestigiosi. Non invidio punto i proprietari, chissà quanto pagano di IMU.
Alla fine, come tutte le belle storie, anche la discesa finisce e, dopo pochi metri di tangenziale, si volta verso Pacciana percorrendo una strada sterrata e sorvegliati da telecamere appollaiate su ogni palo. Dopo pochi metri si volta a sinistra e si va verso la tangenziale. Qui il servizio gara brilla per la sua assenza. Nessun addetto per bloccare il traffico in un punto così pericoloso!
Comunque, attraversato al semaforo, riprendo, trotterellando piano piano in tutta fretta, la mia strada verso il ponte. Anche qui la brevissima salita mi ricorda che dovrei allenarmi di più. Il percorso fino ad ora ben segnalato mi manda nella nota via Curie. Alla fine della via trovo il secondo problema. Non vi erano ne frecce ne addetti. Mi fermo cercando qualche indizio ma non vedendo nulla opto  per la strada più grande. Non era la strada giusta, dovevo tagliare attraverso le case. Poco male, ho fatto qualche metro in più, sarei comunque dovuto arrivare la guado della Bardena.
Arrivo al secondo ristoro, due chiacchiere, un bicchiere di te e via verso Maliseti!
A questo punto aggancio altri due concorrenti che uso come bersagli, un po’ tirano loro, un po’ io quando arrivano i runners preceduti da due motociclisti. Visto che hanno fatto la mia strada mi chiedo come fanno a correre ancora. Ad essere sincero uno suscita anche un poco di ilarità. Sembra che stia per tirare il calzino ad ogni passo. Comunque è più bravo di me!
A Maliseti si gira a destra verso Montemurlo e, dopo qualche centinaio di metri, si imbocca la via di Galceti dove, tra qualche scorcio spettacolare della piana e delle vecchie case coloniche oramai diventate ville di facoltosi proprietari, bisogna prestare attenzione al traffico. Comunque nei rari momenti in cui non ci sono le macchine si gode della bellezza della strada delimitata da una fila di bellissimi cipressi.
Si arriva al terzo ristoro (è lo stesso del secondo), nessuna chiacchiera ma solo il bicchiere di te e si gira verso il parco della villa Fiorelli e, costeggiando il Monteferrato dove si vedono ancora le colate di una preistorica attività vulcanica, ci si avvicina a Figline. Purtroppo i numerosi pini sono scomparsi. Chissà perché!
La strada sterrata ricomincia leggermente a salire costeggiando il torrente dove da ragazzo venivo a giocare con gli amici e mostrando degli scorci incantevoli che mi hanno fatto attardare per qualche foto. I miei occasionali compagni mi lasciano indietro mostrando di averne di più.
Ancora qualche curva, un po’ di salita e arrivo allo strappo finale. Mamma quanto è duro dopo tutta quella strada! Alla fine passato l’arco ecco il traguardo! La simpatica Anna come al solito mi incita canzonandomi ma sono proprio alla fine delle energie.
Anche per oggi ho dato! Via al ristoro dove trovo una bellissima soprassata (o soppressata come dice qualcuno) abilmente tagliata da una signora che chiede alle colleghe pane da ricoprire di bontà. Ora io non sono goloso (poco) ma il pane in questo caso lo avrei tagliato per il lungo e non per il largo.

Lido P.