Atletica…ci risiamo…

Atletica, i 26 azzurri deferiti al contrattacco con un pool di legali

Dopo la richiesta di 2 anni di squalifica da parte della Procura antidoping, per mancati adempimenti formali, gli azzurri si sono rivolti a 4 avvocati di chiara fama. Donato: “Non possiamo certo pagare noi per gli errori di qualcun altro”

15 DICEMBRE 2015 – MILANO

Dopo essere finiti nell’occhio del ciclone con l’infamante accusa di doping, 26

 Procura Antidoping della Nado-Italia, in seguito agli sviluppi dell’indagine “Olimpia” scattata nell’estate 2014, ha chiesto due anni di squalifica “per eluso controllo” per addirittura 26 atleti. Nel gruppo tanti nomi di grido, punte della Nazionale: da Howe a Meucci, da Donato a Greco, da Pertile alla Incerti. Nessuna positività contestata, ma solo colpevoli di mancata o incompleta compilazione del questionario trimestrale (“Whereabouts”) dove indicare la propria reperibilità per i controlli.

 

IL POOL DI LEGALI — “Non aspetteremo inermi davanti ad un muro di essere fucilati dopo un processo sommario!”. Questa, in sintesi, è la posizione che stamattina è emersa al termine della riunione all’Una Hotel Roma fra i 26 atleti azzurri che hanno affidato la loro tutela legale a Giulia Bongiorno, già difensore di Giulio Andreotti e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher; Antonio DeRensis, legale bolognese che segue anche la famiglia Pantani; Giovanni Fontana e Fabio Milano.

 

I COMMENTI — “Siamo vittime di una situazione paradossale – afferma il triplista Fabrizio Donato, bronzo a Londra 2012 – che si è creata per colpa del malfunzionamento di un sistema sulla cui efficienza avrebbero dovuto vigilare Coni e Fidal. Non possiamo certo pagare noi per gli errori di qualcun altro. Per ora pensiamo a difenderci, ma non escludiamo di intraprendere anche azioni volte a risarcirci, per quanto possibile, dei danni di immagine ed economici che questa vicenda ci ha causato”.

 

 

LA FIDAL — Alla riunione, insieme all’avvocato della Federazione Guido Valori, è intervenuto anche il presidente della Fidal Alfio Giomi che non ha voluto far mancare il proprio sostegno agli atleti. “Quello che deve essere molto chiaro a tutti è che non stiamo in nessun modo parlando di una questione legata all’assunzione di sostanze dopanti. In ogni modo – ha dichiarato Giomi -, è una vicenda che deve risolversi in tempi brevi perché molti di questi ragazzi si stanno preparando all’Olimpiade di Rio e devono poterlo fare con la giusta condizione psicofisica”.

…e poi…si continua a leggere …..

Atletica, falsi maratoneti per intascare soldi pubblici

Ghost Runner: un’inchiesta della polizia in Basilicata scopre una banda che truccava gli ordini d’arrivo per accedere ai contributi della Regione. Accusati anche presidente e segretario della Fidal Basilicata

Ci mancava solo il corridore fantasma, “Ghost runner”, che non è un romanzo giallo ma il titolo dell’inchiesta della Polizia che questa mattina ha portato a 23 perquisizioni a Matera e provincia. Secondo gli investigatori, nel periodo 2008-2010, una vera e propria banda di organizzatori e dirigenti avrebbe sostanzialmente “inventato” maratoneti e società per moltiplicare i contributi pubblici del fondo di incentivazione previsto dalla Regione Basilicata. In pratica, dal 2010 sarebbero state organizzate trasferte podistiche alle quali far partecipare anche familiari e amici che avrebbero contribuito alla truffa “facendo risultare anche loro di aver gareggiato”.

 

CHIP MOLTIPLICATI — Ma il meccanismo era più complesso. Gli investigatori si sono attivati in base a una serie di segnalazioni in merito ad alcune gare di atletica sospette. “Solitamente si iscrivono numerosissimi atleti e pertanto la maggior parte delle incombenze come l’iscrizione, il ritiro di pettorine e microchip è demandata ai presidenti di società o propri delegati, quindi risulta difficile un controllo sull’identità degli atleti, per cui è fattibile che un corridore gareggi sotto falso nome, o non gareggi proprio, o addirittura gareggi con due microchip a polsi diversi”. L’obiettivo era moltiplicare atleti, gare e, conseguentemente, contributi. E secondo la polizia, il presidente e il segretario della Fidal Basilicata, sfruttando la conoscenza delle password necessarie, avrebbero reclutato i “corridori fantasma”. I 23 sono stati denunciati a piede libero per associazione a delinquere sostituzione di persona, falso ideologico, falso materiale, truffa e fede sportiva.

 
certo che è proprio una VERGOGNA …sciupare uno sport così SEMPLICE e BELLO..